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L’Amministrazione comunale di San Pietro in Casale esprime la propria solidarietà e vicinanza al popolo palestinese e, in particolare, alla comunità di Taybeh, con la quale il nostro Comune ha sottoscritto un Patto di Amicizia, primo passo di un percorso che intende condurre al gemellaggio tra le due comunità.

Taybeh, nel Governatorato di Ramallah e al-Bireh, è l'unico villaggio della Cisgiordania abitato interamente da cristiani: circa 1.300 persone, tre comunità e tre chiese, che da secoli vivono in armonia con i villaggi musulmani che le circondano.

La tradizione la identifica con l'Efraim del Vangelo di Giovanni e custodisce le rovine della chiesa di San Giorgio, tra i luoghi cristiani più antichi della Terra Santa. È una comunità agricola, come la nostra, che vive dell'olivo, dei cereali e dell'acqua che riesce a trovare.

Da oltre un anno Taybeh subisce incursioni continue da parte di coloni israeliani: incendi appiccati ai campi e alle abitazioni, auto date alle fiamme, l'occupazione di una cava e di una fabbrica che dava lavoro a quaranta persone, il controllo della sorgente di Ein Samia da cui il villaggio dipende, avamposti illegali che ormai lo circondano fino a insediarsi sul suo stesso territorio comunale.

Tutto ciò è avvenuto nella sostanziale impunità degli autori. Famiglie che vivevano lì da generazioni hanno già lasciato il paese.

Il 9 agosto l'esercito israeliano ha dichiarato Taybeh "zona militare chiusa". Una misura presentata come protettiva, ma che nei fatti impedisce l'ingresso a giornalisti, volontari e osservatori e isola ulteriormente il villaggio, senza fermare le incursioni.
Facciamo nostre le parole del parroco, padre Bashar Fawadleh: proteggere deve significare tutelare, non limitare la vita, la terra e la libertà di chi subisce la violenza. Le restrizioni vanno rivolte a chi occupa illegalmente, non alle vittime.

L'Amministrazione comunale condanna con fermezza le violenze dei coloni e la politica di espansione degli insediamenti nei Territori palestinesi occupati, illegali secondo il diritto internazionale e riconosciuti come tali dalla Corte Internazionale di Giustizia. Condanna altresì l'inerzia, e in diversi casi documentati la complicità, delle autorità israeliane di fronte a queste violenze, come rilevato dall'indagine delle Nazioni Unite pubblicata lo scorso giugno.

Ciò che accade a Taybeh non è un caso isolato, ma parte di una tragedia più vasta che colpisce l'intero popolo palestinese. A Gaza, secondo le agenzie delle Nazioni Unite, decine di migliaia di civili sono stati uccisi, tra cui oltre diciottomila bambini; nell'agosto 2025 FAO, UNICEF, WFP e OMS hanno confermato per la prima volta lo stato di carestia, una carestia che le stesse agenzie hanno definito provocata dall'uomo, conseguenza del blocco degli aiuti umanitari; la quasi totalità della popolazione è stata sfollata, spesso più volte, e ammassata in una porzione minima del territorio. La Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che a Gaza sono stati commessi atti di genocidio, e la Corte Internazionale di Giustizia ha ordinato a Israele misure provvisorie per prevenirli.

L'Amministrazione comunale condanna la condotta dello Stato di Israele nei confronti della popolazione civile di Gaza e della Cisgiordania: l'uccisione di civili, l'uso della fame come arma, la distruzione sistematica di abitazioni, ospedali e scuole, gli sfollamenti forzati costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, che nessuna ragione di sicurezza può giustificare.

Chiediamo al Governo italiano e all'Unione Europea di assumere ogni iniziativa utile affinché siano garantite la protezione dei civili palestinesi, l'accesso pieno e senza ostacoli degli aiuti umanitari a Gaza, la sicurezza degli abitanti di Taybeh e il libero accesso alle loro terre, lo smantellamento degli avamposti illegali e il rispetto delle decisioni della Corte Internazionale di Giustizia.

Il diritto internazionale deve tornare a essere il fondamento di ogni percorso di pace, nella prospettiva di due Stati che convivano in sicurezza e dignità.
Il Patto di Amicizia con Taybeh nasce dalla cultura, dall'agricoltura, dal patrimonio custodito nelle chiese e dalle nuove generazioni: dalle cose che due comunità agricole, distanti tremila chilometri, hanno scoperto di avere in comune. Tra queste, una che in questi giorni ci è particolarmente vicina: San Pietro in Casale si prepara a vivere la propria Festa della Birra, e a Taybeh, dal 1994, la famiglia Khoury produce la birra del primo microbirrificio del Medio Oriente, con l'acqua di Ein Samia e il grano palestinese, e dal 2005 ogni autunno il villaggio celebra il proprio Oktoberfest.
Due comunità che, senza conoscersi, hanno scelto la stessa tradizione per fare festa insieme: noi la beviamo, loro la producono. Oggi quella sorgente è sotto il controllo dei coloni, il birrificio ha perso gran parte dei propri ricavi e l'Oktoberfest si celebra in un paese chiuso. Brindare a Taybeh, quest'anno, è un gesto di amicizia. Lo facciamo con la speranza di poter presto festeggiare insieme, a San Pietro in Casale e a Taybeh, in un paese libero e in pace.

È proprio perché abbiamo imparato a conoscere quella comunità che non possiamo tacere di fronte a ciò che subisce. Il sindaco di Taybeh e il suo parroco hanno scelto di restare, e chiedono al mondo di non lasciarli soli. San Pietro in Casale continuerà a coltivare questo legame, a tenere viva l'attenzione della propria cittadinanza, delle scuole e delle associazioni su quanto accade a Taybeh, perché nessuno possa dire di non aver saputo.

Alla comunità di Taybeh, alle sue famiglie, alle sue chiese e alle sue istituzioni, e a tutto il popolo palestinese, va il nostro abbraccio.

Il Sindaco Alessandro Poluzzi

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Ultimo aggiornamento: 25-08-2026, 11:36